12 luglio 2012

Proposta di legge di iniziativa popolare. Io l'ho firmata, e tu?

La proposta di legge che viene presentata tende ad accrescere la partecipazione dei cittadini alla vita associata nella convinzione che solo così si può avviare il tanto auspicato rinnovamento della politica.
L’attuale sistema di finanziamento pubblico dei partiti è oggetto di feroci critiche. Se si guarda al modo in cui attualmente avviene il finanziamento, con tutte le incongruenze e l’opacità che lo caratterizza, queste critiche sono assolutamente condivisibili. Lo sono un po’ meno, invece, se si guarda al merito della questione. Non si deve respingere in blocco l’idea stessa del finanziamento pubblico perché la politica riveste pur sempre un interesse generale ed è naturale che lo Stato si occupi del suo finanziamento e della sua sopravvivenza. Si tratta piuttosto di escogitare un sistema diverso da quello attuale che fin qui ha dato cattiva prova.

Il metodo che si propone porta in capo ai cittadini la scelta di finanziare i partiti anche se ne lascia in gran parte l’onere a carico dello Stato. Il meccanismo adottato è molto semplice: lo Stato riconosce ai cittadini un credito d’imposta pari al 95% del contributo versato con un limite massimo di 2.000 euro.
Si è ritenuto di riservare il credito d’imposta alle sole persone fisiche e di limitarlo a 2.000 euro, proprio perché si vuole ottenere la più larga partecipazione dei cittadini quale che sia il loro reddito e il loro orientamento politico. In fondo versare un contributo di 2.000 euro «costa» effettivamente al cittadino solo 100 euro, perché gli altri 1.900 euro gli saranno rimborsati dallo Stato con procedure agili e in tempo pressoché reale. E 100 euro costituiscono una cifra più o meno alla portata di tutti.
Il presente disegno di legge non limita il finanziamento agli attuali partiti ma lo apre a tutti, anche ai movimenti politici e di cultura politica esistenti e di nuova costituzione. Siamo convinti che per questa via si darà inizio ad una fase nuova e più costruttiva nei rapporti tra cittadini e partiti e anche tra cittadini e istituzioni. Non è difficile prevedere, infatti, che tra i partiti scatterà una «sana» emulazione per acquisire sempre maggiori consensi tra i cittadini. Ne deriveranno profonde innovazioni nella vita interna dei partiti, nella selezione della loro classe dirigente, da cui è lecito attendersi un loro maggior contributo alla crescita di una vera democrazia.
La proposta di legge prevede, infine, una certa gradualità nel passaggio tra il vecchio e il nuovo sistema. Prevede in particolare che il nuovo sistema entri in vigore subito e che il vecchio sistema venga abbandonato nell’arco di 5 anni, riducendo del 20% all’anno il contributo attualmente corrisposto. È prevedibile, infatti, che il nuovo sistema richieda un «rodaggio» non breve, sia perché esso è del tutto nuovo nel nostro Ordinamento, sia perché i partiti hanno bisogno di tempo per recuperare credibilità e per riconquistare la fiducia dei cittadini.

 Il meccanismo che si propone di introdurre con la proposta di legge prevede che il contributo dello stato accompagni quello del privato cittadino attraverso la defiscalizzazione di una gran parte del contributo, realizzata con la concessione di un credito di imposta spendibile per il pagamento di ogni imposta da parte del soggetto che ha effettuato il versamento del contributo.

 Per assicurare piena trasparenza e certezza al sistema è previsto che i soggetti beneficiari si iscrivano in un elenco tenuto presso il Ministero dell’Interno e che i contributi vengano versati su conti correnti e postali specificamente e preventivamente indicati all’Agenzia delle Entrate dai singoli organismi che intendano essere destinatari dei contributi agevolati. Inoltre i soggetti iscritti nell’elenco saranno tenuti a redigere il rendiconto annuale ai sensi dell’art. 8 della legge 2 gennaio 1997, n. 2, cui oggi sono tenuti i partiti e movimenti politici che beneficiano del rimborso delle spese elettorali, dando evidenza dei contributi agevolati ricevuti.

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