22 novembre 2011

Intervista al geologo dott. Giulio Caso

Ecco l'intervista fatta da me al Dott. Giulio Caso, geologo italiano, in merito alle ultime catastrofi naturali che hanno colpito l'Italia centrale.

D - L'anno scorso in Veneto, quest'anno in Liguria... l'anno prossimo? E' questa la domanda dei cittadini italiani: quali fiumi sono a rischio?

R – In Veneto sono 161  i comuni a rischio idrogeologico, individuati dal Ministero dell’Ambiente; molti comuni hanno  abitazioni, e addirittura fabbricati industriali,   in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana.
Solo a Genova oltre 100 mila persone, 1 abitante su 6, vivono in aree ad elevato rischio idrogeologico.
In Italia ci sono 5.581 comuni, pari al 70 per cento del totale, a rischio idrogeologico. Particolarmente grave è la situazione in Calabria, in cui quasi tutti i comuni si trova su un territorio considerato a rischio per frane e alluvioni. La pioggia, il disgelo non sono certamente eventi che possiamo controllare; diversa è però la costruzione di interi quartieri sulle vecchie anse di fiumi, della riduzione della portata, mediante cementificazione,  non solo dei grandi fiumi, ma anche di molti “rii minori”.

D - Prevenire l'esondazioni è costoso o costa più la sistemazione dei danni causati dai fiumi straripati e dalle frane che distruggono interi centri abitati.

R - Si valutano in 52 miliardi di euro le spese correlate a disastri idrogeologici degli ultimi 60 anni a causa della mancanza di prevenzione e della sconsiderata politica di urbanizzazione, mentre 40 miliardi è l’ammontare delle risorse necessarie per attuare un piano di  messa in sicurezza delle aree a rischio del nostro territorio. Una spesa che non è possibile affrontare subito, ma che va programmata nel minor tempo possibile, considerando anche, che, dai dati forniti dal Consiglio Nazionale dei Geologi, in Italia risultano  6.000 scuole e 531 ospedali costruiti in luoghi a rischio. L’impegno nell’ambiente crea anche utili, nuovi, posti di lavoro.
 Ricordiamoci che la situazione idrogeologica è aggravata dai cambiamenti climatici in atto con precipitazioni intense ed i terreni non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento.

D - Da geologo e da cittadino italiano potrebbe lanciare un messaggio breve, molto breve ma efficace ai politici italiani?

R - La prima cosa che mi viene in mente è quella di chiedere di ripristinare, gradualmente, le fasce fluviali. Lungo i corsi d’acqua dovrebbero essere favoriti spazi verdi, parchi nelle città e la riqualificazione della vegetazione naturale in campagna indirizzando per questi interventi le misure dei Piani di sviluppo rurale.
Poi direi che il buon esempio arriva dalla Sicilia dove hanno istituito i presidi territoriali che hanno rappresentato, proprio in questi ultimi mesi, un efficace strumento di prevenzione.
 I geologi, attivati dal Dipartimento Regionale di Protezione Civile, hanno tempestivamente coperto i presidi territoriali geomorfologici, supportando con la necessaria competenza le strutture comunali già dalle prime ore dell’allarme alluvione. Essi hanno fornito precise indicazioni ai funzionari della Protezione Civile che, attimo per attimo, hanno gestito l’emergenza. È auspicabile che questo valido modello di prevenzione, ormai ampiamente collaudato, venga al più presto adottato anche nelle altre regioni d’Italia.

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